Martedì 25 Agosto 2009 Chiudi chiudi finestra
di DENISE COMPAGNONE

Torna l’incubo Beta Hch, ancora una volta trovato in concentrazioni superiori alla soglia consentita nel latte di un allevamento ceccanese, quello nei pressi del depuratore Asi - già in precedenza colpito dal fermo -. Con esso torna l’esasperazione, che porta a gesti azzardati, di chi, incolpevole, suo malgrado si ritrova con l’attività ferma da mesi senza uno spiraglio all’orizzonte per uscirne. Senza prospettive nel breve futuro, visto che per lo smaltimento del derivato del Lindano, la cui presenza nei terreni sulle sponde del fiume - e, in una successione di facile intuizione, nel foraggio ivi coltivato e quindi nel latte prodotto dal bestiame che di quel foraggio si nutre - all’origine di questa tegola caduta loro tra capo e collo, occorrono addirittura decenni. Senza prospettive dal punto di vista agricolo, insomma, ma soprattutto economico. L’avevamo scritto già qualche giorno fa: gli allevamenti interessati in passato da questa situazione hanno difficoltà a smerciare i loro prodotti, sia latte che carne, nonostante le rassicurazioni della Asl di Frosinone e soprattutto non possono contare su risarcimenti da parte delle istituzioni, come già è accaduto per i territori del nord Ciociaria e sud della provincia di Roma. Così, ieri mattina, quando il veterinario ed il vigile sanitario della Asl sono tornati sul posto ancora una volta per notificare il sequestro, i proprietari si sono rifiutati di farli entrare tanto che i due sono stati costretti ad avvisare gli agenti della Polizia Municipale, anch’essi però rimasti al palo, fuori dall’allevamento, visto il fermo diniego degli allevatori, esasperati. La situazione quindi per il momento è sospesa, ma presto, nel giro di poche ore, dovrà avere un esito anche tramite il ricorso alla Procura della Repubblica, se non sono percorribili altre strade. Intanto il sindaco di Ceccano, Antonio Ciotoli, che per il momento non ha ancora potuto convalidare il sequestro, ieri ha scritto ancora una volta alle istituzioni. Al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ha chiesto di intervenire direttamente vista la “totale indifferenza del Ministero all’Ambiente che continua a non includere il territorio di Ceccano nelle aree soggette a bonifica ministeriale stessa”; al Presidente della Provincia di Frosinone Antonello Iannarilli, invece, ha chiesto un’azione di intercessione della stessa Provincia, finalizzata alla difesa del diritto di un territorio e della sua cittadinanza a veder salvaguardati salute pubblica e salubrità dei luoghi. “Ecco le prime vere vittime di quest’assurda situazione” ha commentato, rammaricato, Antonio Ciotoli. Il sindaco nei giorni scorsi ha anche provveduto a rinnovare l’ordinanza sindacale che vieta le coltivazioni e l’allevamento sui territori incriminati. Gli esiti delle analisi sui campioni di fieno raccolti sui terreni adiacenti al fiume, infatti, hanno mostrato sì esiti negativi alla presenza di Beta Hch ma essendo i campioni non omogenei, non rappresentano l’assoluta certezza di negatività, non consentendo quindi ai veterinari di dare il via libera all’utilizzo del foraggio. Anche i coltivatori quindi si aggiungono all’elenco di coloro che, senza colpa alcuna, si ritrovano con il mercato bloccato e la propria economia ferma. Per loro però, seppure ancora non erogato, dovrebbe esserci a disposizione il risarcimento di 70mila euro totali messo a disposizione dalla Regione Lazio.