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di DENISE COMPAGNONE
Torna
l’incubo Beta Hch, ancora una volta trovato in concentrazioni superiori
alla soglia consentita nel latte di un allevamento ceccanese, quello
nei pressi del depuratore Asi - già in precedenza colpito dal fermo -.
Con esso torna l’esasperazione, che porta a gesti azzardati, di chi,
incolpevole, suo malgrado si ritrova con l’attività ferma da mesi senza
uno spiraglio all’orizzonte per uscirne. Senza prospettive nel breve
futuro, visto che per lo smaltimento del derivato del Lindano, la cui
presenza nei terreni sulle sponde del fiume - e, in una successione di
facile intuizione, nel foraggio ivi coltivato e quindi nel latte
prodotto dal bestiame che di quel foraggio si nutre - all’origine di
questa tegola caduta loro tra capo e collo, occorrono addirittura
decenni. Senza prospettive dal punto di vista agricolo, insomma, ma
soprattutto economico. L’avevamo scritto già qualche giorno fa: gli
allevamenti interessati in passato da questa situazione hanno
difficoltà a smerciare i loro prodotti, sia latte che carne, nonostante
le rassicurazioni della Asl di Frosinone e soprattutto non possono
contare su risarcimenti da parte delle istituzioni, come già è accaduto
per i territori del nord Ciociaria e sud della provincia di Roma. Così,
ieri mattina, quando il veterinario ed il vigile sanitario della Asl
sono tornati sul posto ancora una volta per notificare il sequestro, i
proprietari si sono rifiutati di farli entrare tanto che i due sono
stati costretti ad avvisare gli agenti della Polizia Municipale,
anch’essi però rimasti al palo, fuori dall’allevamento, visto il fermo
diniego degli allevatori, esasperati. La situazione quindi per il
momento è sospesa, ma presto, nel giro di poche ore, dovrà avere un
esito anche tramite il ricorso alla Procura della Repubblica, se non
sono percorribili altre strade. Intanto il sindaco di Ceccano, Antonio
Ciotoli, che per il momento non ha ancora potuto convalidare il
sequestro, ieri ha scritto ancora una volta alle istituzioni. Al
Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ha chiesto di intervenire
direttamente vista la “totale indifferenza del Ministero all’Ambiente
che continua a non includere il territorio di Ceccano nelle aree
soggette a bonifica ministeriale stessa”; al Presidente della Provincia
di Frosinone Antonello Iannarilli, invece, ha chiesto un’azione di
intercessione della stessa Provincia, finalizzata alla difesa del
diritto di un territorio e della sua cittadinanza a veder salvaguardati
salute pubblica e salubrità dei luoghi. “Ecco le prime vere vittime di
quest’assurda situazione” ha commentato, rammaricato, Antonio Ciotoli.
Il sindaco nei giorni scorsi ha anche provveduto a rinnovare
l’ordinanza sindacale che vieta le coltivazioni e l’allevamento sui
territori incriminati. Gli esiti delle analisi sui campioni di fieno
raccolti sui terreni adiacenti al fiume, infatti, hanno mostrato sì
esiti negativi alla presenza di Beta Hch ma essendo i campioni non
omogenei, non rappresentano l’assoluta certezza di negatività, non
consentendo quindi ai veterinari di dare il via libera all’utilizzo del
foraggio. Anche i coltivatori quindi si aggiungono all’elenco di coloro
che, senza colpa alcuna, si ritrovano con il mercato bloccato e la
propria economia ferma. Per loro però, seppure ancora non erogato,
dovrebbe esserci a disposizione il risarcimento di 70mila euro totali
messo a disposizione dalla Regione Lazio.
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